I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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La città di Alba viene liberata il 10 ottobre. Il CLN assume i poteri amministrativi. Alba è una "città presidiata" dai partigiani, non una vera repubblica. Fascisti e tedeschi ne iniziano la riconquista il 1° novembre. Alla richiesta di alzare bandiera bianca i partigiani rispondono issando il tricolore sul duomo cittadino. Ma la difesa a oltranza non è possibile, e inevitabile è il ritiro sulle colline quando le avanguardie nemiche superano il Tanaro.
La resistenza sarà però strenua e si combatterà paese per paese: a Pedaggera, Torresina, Roccacigliè, Clavesana, Monesiglio, Mombarcaro. Alla fine si registreranno cento morti e cento feriti tra le forze partigiane e centinaia tra quelle nazifasciste.
(fonte: ANPI)

 

«Alba la presero in duemila il 10 ottobre
e la persero in duecento il 2 novembre
dell'anno 1944»

(Beppe Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba)


La Repubblica partigiana di Alba fu un'entità politicamente autonoma che ebbe esistenza breve (dal 10 ottobre al 2 novembre 1944) ad Alba, nell'Italia settentrionale e che si inserisce nelle cosiddette repubbliche partigiane, di cui la prima fu la Repubblica del Corniolo.
La Repubblica fu chiamata così per ricordare quella istituita da Napoleone dal 1796 al 1801 in Piemonte.
Sorta come presidio di resistenza locale contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale, il 10 ottobre 1944 il 1º Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini "Mauri", occupa la città in pratica senza combattere. Le Brigate Garibaldi e le Brigate Giustizia e Libertà, si aggregano successivamente e nel momento del contrattacco delle forze nazifasciste partecipano alla battaglia per la difesa, che risultò inutile.
Nel 50º anniversario dei "23 giorni della città di Alba", il 31 ottobre 1994 è stato inaugurato il monumento realizzato dallo scultore Umberto Mastroianni, con la scritta:

«Il partigiano Johnny:"Johnny pensò che un partigiano sarebbe stato come lui, ritto sull'ultima collina, guardando la città, la sera della sua morte. Ecco l'importante: che ne rimanesse sempre uno.»
(Beppe Fenoglio)