I Fumetti della Resistenza

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16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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Repubblica partigiana di Montefiorino
La repubblica partigiana
Il Museo della Resistenza
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Montefiorino in una foto negli anni della ResistenzaLa Repubblica partigiana di Montefiorino (conosciuta più semplicemente anche come Repubblica di Montefiorino) è un territorio che durante la resistenza si autoproclamò indipendente dal 17 giugno al 1º agosto 1944. È tradizionalmente considerato il primo esempio di governo autonomo in lotta contro l'occupazione tedesca, poi ripreso in numerose città dell'Italia settentrionale, anche se, in realtà, la prima repubblica partigiana di cui si ha notizia fu la "Libera Repubblica del Corniolo", costituita il 2 febbraio 1944 nell'appennino forlivese dal comando della Brigata Garibaldi Romagnola.
Il territorio era parte delle zone montane della provincia di Modena e della provincia di Reggio Emilia, un'area di circa 1200 km² e comprendente gli attuali comuni di Montefiorino, Frassinoro, Prignano sulla Secchia, Palagano (all'epoca facente parte del comune di Montefiorino da cui si è reso autonomo nel dopoguerra), Polinago, Toano, Villa Minozzo, e Ligonchio
Alla data dell'8 settembre 1943 si trovavano nella zona i reparti di allievi ufficiali dell'Accademia Militare di Modena per il campo estivo che subirono la smobilitazione, come la quasi totalità dei reparti dell'esercito, nel caos e nella disorganizzazione della resa dell'Italia agli Alleati da parte del governo di Badoglio.
I militari, ufficiali, allievi e soldati, in mancanza di ordini, si dispersero, lasciando in qualche caso alcune armi e munizioni di cui si servirono poi gli antifascisti locali per compiere azioni di guerriglia nei confronti dei presidi fascisti assieme ad un gruppo di partigiani salito dalla vicina città di Sassuolo già nel novembre del 1943.
Fra questi è la singolare figura dell'operaia comunista Norma Barbolini, che fu effettivamente partigiana combattente (nonché comandante di una brigata formata anche da uomini) e non staffetta partigiana (cioè portaordini o comunicazioni)

La strage di Monchio, Susano e Costrignano

La Repubblica partigiana di MontefiorinoLa nascita delle prime formazioni partigiane della montagna dedicate ad attività di disturbo dei movimenti di reparti fascisti o tedeschi provocò una reazione durissima. Questi reparti, in forze e con potente armamento, il 18 marzo 1944 di primo mattino raggiunsero Montefiorino e dalla rocca iniziarono un intenso cannoneggiamento delle frazioni del comune poste sull'altro fianco della valle del Dragone mentre le truppe, protette dall'artiglieria, salivano dal torrente verso questi piccoli centri incendiando le case ed uccidendo le persone che incontravano senza eccezione di donne e bambini, mentre gli uomini che si salvavano erano catturati e costretti a portare pesanti casse di munizioni e trucidati poi finito il trasporto. Questa azione condotta in forze dai tedeschi è detta Strage di Monchio, Susano e Costrignano dal nome dei paesi maggiormente colpiti e comportò l'uccisione di 136 persone, uomini, donne ed anche bambini di pochi mesi, e la distruzione di 150 case prevalentemente a Monchio. Scampò per caso la morte uno dei due maestri elementari di Costrignano, che deve questa fortuna all'essere un violinista dilettante. Forse per trarne conforto e distrazione del pensiero, mentre i tedeschi stavano per raggiungere la sua abitazione suonava musica classica tedesca; un ufficiale tedesco amante della musica lo graziò, mentre non fu graziato l'altro maestro di nome Ceccherelli, a cui nel dopoguerra è stata intitolata una scuola elementare modenese. Esempio questo di come la vita delle persone a quel tempo fosse condizionata non solo dalla guerra ma anche dagli umori del momento di chi aveva il comando di truppe. Mentre di altri fatti simili si sono interessati largamente e più volte i mezzi di comunicazione di massa nazionali, se ne sono cercati i responsabili e si sono celebrati processi, di questa strage si è parlato poco, è rimasta una tragedia nota solo localmente e gli unici ricordi ad essa dedicati, oltre all'intitolazione della scuola al maestro ucciso, sono il nome di vie con i nomi dei paesi colpiti in alcuni comuni del modenese, le fotografie dei morti accomunate a quelle dei partigiani modenesi morti durante la Resistenza che si trovano nel modesto "Sacrario della Resistenza" posto alla base della Ghirlandina di Modena e la realizzazione del Parco di S. Giulia nella zona di Monchio. Dopo il rastrellamento in Val Dragone i tedeschi si spostarono nel Reggiano nella zona di Villa Minozzo dove nei giorni precedenti c'erano stati alcuni scontri con i partigiani. Dopo un tentativo fallito di sorprendere i partigiani il comando tedesco ordinava l'attacco al piccolo paese di Civago dove i militari distrussero o danneggiarono cinquanta case e uccisero tre persone che non erano riuscite a fuggire in tempo, contemporaneamente venne attaccato un altro piccolo paese, Cervarolo, e qui dopo aver saccheggiato e appiccato il fuoco radunarono ventiquattro persone fermate compreso il parroco e le fucilarono. Il giorno dopo saccheggiarono e incendiarono il borgo di Riparotonda in Val d'Asta, ma gli uomini di questa località riuscirono a salvarsi. Lo scopo di queste stragi, oltre che l'eliminazione dei partigiani presenti, era evidentemente quello di dissuadere la popolazione dall'aiutarli, ma ottenne il risultato contrario perché generò un sentimento di vendetta determinando una maggiore partecipazione dei valligiani alla lotta con aumento delle azioni di disturbo e di attacco ai presidi che fascisti e tedeschi avevano creato nella zona. Nella zona di Monchio e in particolare nel sovrastante monte detto di Santa Giulia dalla presenza alla sua sommità di una piccola pieve romanica del XII secolo dedicata alla santa, operò una brigata di Giustizia e Libertà emanazione del Partito d'Azione, comandata dallo studente dell'Università di Modena Mario Allegretti che perse la vita in combattimento coi tedeschi che distrussero anche la chiesetta, ricostruita fedelmente nel dopoguerra. A Mario Allegretti è intitolata la Casa dello studente dell'Università di Modena.