I Fumetti della Resistenza

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16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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Indice
Film italiani
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  • Florestano Vancini, La lunga notte del '43, 1960
    Florestano Vancini, La lunga notte del '43, 1960In una Ferrara avvolta in un clima freddo, reso ancor più tetro dal fantasma di una guerra ormai persa, nel novembre del 1943 dalla finestra della sua abitazione, il dottor Pino Barilari, titolare dell'omonima farmacia sottostante, presso la quale ha per anni lavorato prima che una malattia venerea lo consumasse riducendolo all'invalidità, scruta la monotona vita cittadina facendosi beffa di chiunque passi sotto il suo sguardo. La bella e giovane Anna, moglie di Barilari, incontra per caso Franco, suo spasimante prima dell'infelice matrimonio che la costringe ad una vita da reclusa. La fiamma tra i due si riaccende e Franco, scappato dopo l'8 settembre e costantemente a rischio di cadere nelle maglie del rastrellamento, pare sinceramente interessato alla conturbante signora Barilari. Sul corso principale di Ferrara, sotto gli occhi vigili di Barilari, si consuma una tragedia: l'inquietante e diabolico Carlo Aretusi, detto "Sciagura", ambisce a sostituire il federale fascista di Ferrara, Console Bolognesi, da lui ritenuto un imbelle burocrate. Attraverso un'imboscata ordita da Aretusi e portata a termine dal fido Vincenzi, Bolognesi viene eliminato. Subito a Ferrara accorrono le squadre fasciste da altre città, inviate direttamente da Verona, dove si sta svolgendo il congresso costitutivo del Partito Fascista Repubblicano. Su indicazione di Aretusi vengono arrestati, come capri espiatori, alcuni antifascisti ferraresi e tra questi l'avvocato Villani, padre di Franco. Gli antifascisti vengono fucilati nella notte resa fredda e deserta dal clima rigido, il coprifuoco ed il terrore, proprio davanti al muretto del Castello Estense e sotto gli occhi di Barilari, sveglio e davanti alla sua finestra, che assiste impotente prima al massacro e poi al ritorno di Anna, reduce da una notte passata con Franco. Anna, consapevole che Barilari ha visto tutto, gli chiede di denunciare l'accaduto gridandogli in faccia il suo disprezzo e la sua felicità ritrovata nella nuova relazione; fugge poi da Franco per raccontargli che esiste un testimone dell'assassinio di suo padre ma Franco prima la tratta con freddezza poi, davanti alla prospettiva di conoscere la verità, la scaccia. Anna torna a casa sconvolta, giusto in tempo per scorgere che Aretusi ha fatto visita a suo marito. L'intento di "Sciagura" è di sapere se Barilari ha visto l'accaduto ma, forse per proteggere la moglie, l'ex farmacista nega. Anna, inconsapevole del drammatico colloquio fra i due, nota solo un cenno che Aretusi fa dalla strada a Barilari e, ritenendolo uno squallido gesto d'intesa, rifiuta di salire e cambia direzione. Solamente il farmacista che lavora con lei, e che da sempre ne è segretamente innamorato, tenta di dissuaderla dall'abbandonare la sua casa ma inutilmente e la bella signora Barilari se ne va per sempre sentendosi delusa da tutti e sconfitta. Anni dopo Franco, fuggito e poi sposatosi all'estero, torna a Ferrara e, preso atto della morte di Barilari sin da prima della fine della guerra, cerca invano Anna della quale nessuno sa più nulla. Incontra casualmente Aretusi proprio di fronte alla lapide che ricorda il sacrificio di suo padre e, davanti ai modi gentili dell'ex gerarca, risponde con altrettanta gentilezza stringendogli la mano. Quando la moglie gli chiede chi fosse quell'anziano, Franco risponde che era un capo del fascio locale ma che riteneva "...non avesse mai fatto nulla di male". Franco continua a scegliere quindi di non sapere, rimanendo indifferente anche di fronte alla sua tragedia familiare e fugge, ancora una volta e forse per sempre, da Ferrara.
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  • Luigi Comencini, Tutti a casa, 1960
    Luigi Comencini, Tutti a casa, 1960Coste del Veneto, 8 settembre 1943. Nella cucina della caserma del Regio Esercito italiano, la radio diffonde il famoso comunicato con cui si annuncia l'armistizio chiesto dal maresciallo Pietro Badoglio alle potenze anglo-americane. L'entusiasmo scoppia rapidamente e sulle bocche dei militi risuona l'urlo "La guerra è finita, tutti a casa!". La realtà è ben presto, però, drammaticamente diversa. Gli alleati tedeschi sono improvvisamente diventati nemici, il Re e Badoglio sono fuggiti, le truppe senza ordini precisi sono allo sbando. Il sottotenente Alberto Innocenzi (Alberto Sordi) ed i suoi soldati apprendono tardi la notizia dell'armistizio, finendo così sotto il fuoco dei nuovi nemici tedeschi. Innocenzi, estremamente ligio al dovere, attende ordini e cerca un comando cui presentarsi, ma il reggimento si sfalda. Molti, stanchi della guerra, disertano e pensano solo a tornare a casa dalle proprie famiglie; gli altri, non sanno cosa fare. Assieme al geniere Ceccarelli (Serge Reggiani) e al sergente Fornaciari (Martin Balsam), unici soldati rimasti nella truppa, anche Innocenzi comincia il suo difficile ritorno a casa, abbandonando a poco a poco il linguaggio ed il piglio militaresco per adattarsi al tragico momento. Indossati abiti borghesi con l'aiuto di alcuni civili, i tre si rimettono in viaggio, conoscono un gruppo di partigiani, ma non vi si uniscono, decisi a restare lontani da quella guerra che ormai vogliono solo lasciarsi alle spalle. Finiscono poi per separarsi nel loro tragitto lungo la penisola, ma il destino li fa ritrovare ed assistere impotenti alla morte di un loro commilitone, ucciso dai tedeschi per aver fatto fuggire una ragazza ebrea ed al fine raggiungono la casa di Fornaciari. Sembra fatta, ma la quiete è di breve durata: Fornaciari la notte stessa viene arrestato dai fascisti perché durante la sua assenza la sua famiglia aveva dato asilo ad un soldato americano. Innocenzi e Ceccarelli riescono a scappare e continuano il loro tormentato viaggio della speranza. Innocenzi finalmente giunge a casa; qui trova il padre (Eduardo De Filippo) che, per soldi e per un malinteso "Onor di patria", vorrebbe farlo arruolare nell'esercito della neonata Repubblica Sociale. A questo punto Innocenzi preferisce lasciare la sua casa e seguire Ceccarelli verso sud. In una Napoli in stato d'assedio, i due vengono però arrestati dai repubblichini e messi a lavorare per l'Organizzazione Todt nei giorni in cui scoppia la rivolta popolare. Mentre cercano di fuggire, Ceccarelli viene ucciso a pochi metri dalla sua abitazione, che aveva rivisto poco prima in lontananza durante la traduzione forzata ai lavori: la morte del generoso uomo, divenuto in quelle peripezie amico fraterno, scuote l'animo di Innocenzi che comprende di non poter più stare a guardare, decidendo così di unirsi alla lotta per la liberazione. È il 28 settembre '43, Napoli e il sud stanno per essere liberati.
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  • Dino Risi, Una vita difficile, 1961
    Dino Risi, Una vita difficile, 1961Zona del lago di Como, inverno 1944. Silvio Magnozzi, partigiano romano, sul punto di essere ucciso da un tedesco, viene salvato da Elena, figlia della proprietaria di un albergo. Silvio si nasconde per qualche tempo in un mulino abbandonato, Elena gli porta da mangiare, nasce una relazione. Una notte l'uomo sparisce e lo ritroviamo a Roma dopo la Liberazione. Lavora in un giornale comunista e un giorno viene incaricato di fare un servizio sull'oro di Dongo, che è molto vicino al paese di Elena. Silvio telefona, Elena lo insulta, ma poi si presenta all'appuntamento e i due vanno a Roma insieme. Panoramica su vent'anni di vita italiana attraverso le vicende di un ex partigiano giornalista che si inserisce nella borghesia reazionaria. Una delle più felici interpretazioni di Sordi in un personaggio per lui insolito, scritto su misura dalla sua eminenza grigia R. Sonego. Nonostante la contraddizione di fondo non risolta – essere commedia satirica o far posto alla tirannia di un mattatore – il film pullula di sequenze eccellenti e ha un momento di poesia: Sordi ubriaco all'alba in un vialone di Viareggio. Mangano, Gassman e Blasetti nella parte di loro stessi.
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  • Sergio Corbucci, I due marescialli, 1961
    Sergio Corbucci, I due marescialli, 1961L'8 settembre 1943 (giorno dell'armistizio di Cassibile), nella stazione ferroviaria di Scalitto, il maresciallo dei Carabinieri Cotone (Vittorio De Sica) sorprende il ladruncolo Antonio Capurro (Totò) che, travestito da prete, aveva appena rubato una valigia ad un viaggiatore. Ma mentre il maresciallo sta per catturare Capurro, un bombardamento distrugge la stazione e fa sì che, tra la confusione e i feriti, Capurro si appropri della divisa del maresciallo e scappi. Non senza aver fatto prima indossare al povero Cotone, ancora svenuto, l'abito talare. I due si ritroveranno poi nello stesso paesello di campagna, Scalitto: l'uno, Capurro, nei panni del falso maresciallo, a presidiare il paese al servizio dei tedeschi e del podestà fascista; mentre l'altro, Cotone, nei panni del falso prete si ritrova rifugiato in una chiesa insieme ad una ebrea, un partigiano e un americano, intento a capeggiare la resistenza locale guidata proprio dal "nemico" Capurro. Il prete Cotone riesce a convincere Capurro a fare il doppiogioco, continuando a fingersi un maresciallo disposto a collaborare con i tedeschi. Non mancano situazioni comiche e paradossali, dovute al fatto che Cotone non sa comportarsi da vero prete, così come il ladro Capurro deve improvvisarsi carabiniere. A complicare le cose c'è anche l'arrivo in paese di Immacolata, la fidanzata di Cotone: per salvare le apparenze, i nostri eroi sono costretti ad inscenare un falso matrimonio fra la donna ed il finto maresciallo, celebrato dal finto prete Cotone, che però è il vero fidanzato di Immacolata. Ma proprio nell'imminenza della Liberazione del paese da parte degli Alleati, il partigiano e l'americano vengono catturati e rinchiusi in cella. Di fronte alla prospettiva che degli innocenti vengano fucilati, Capurro ha un soprassalto di dignità e, conscio di dover onorare la divisa che indossa, utilizza la dinamite in suo possesso per liberare i due, pur sapendo che con ciò verrà scoperto dai tedeschi. Capurro viene così avviato all'esecuzione, nonostante Cotone si sia inutilmente affannato a dichiarare che il vero maresciallo fosse lui.
    Vent'anni dopo, il maresciallo e la sua famiglia si trovano nuovamente nella stazione ferroviaria di Scalitto. Il povero Cotone, ormai a riposo, per anni ha cercato notizie di Capurro senza averne più trovato traccia, ma restando convinto comunque che alla fine la divisa da carabiniere avesse redento il ladro. Ma proprio sul marciapiede della stazione si vede sfilare da sotto il naso la propria valigia da un ladro vestito da frate domenicano, che altri non è che il vecchio amico/nemico Capurro, ancora vivo e operante.


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