I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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Indice
Film italiani
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  • Bernardo Bertolucci, La strategia del ragno, 1970
    Bernardo Bertolucci, La strategia del ragno, 1970Il film si ispira liberamente a un racconto di Jorge Luis Borges, Tema del traditore e dell'eroe. Athos Magnani è il figlio trentacinquenne di un eroe della Resistenza dallo stesso nome e a lui somigliantissimo, ucciso, secondo una leggenda, dai fascisti nel 1936. Proveniente da Milano, Athos scende alla stazione della città paterna, Tara, nel parmense. Vi è stato chiamato dall'amante del padre, Draifa, con il compito di fare luce sull'assassino mai chiarito dell'uomo. Tara vive nel culto dell'eroe antifascista: una via, un monumento e un circolo culturale sono dedicati a lui. Ma all'arrivo del figlio gli abitanti mostrano ostilità nei confronti delle sue ricerche. Un colloquio con tre vecchi amici del padre fa scoprire ad Athos che l'uomo aveva ordito un attentato a Mussolini nel teatro della città, in occasione della prima del Rigoletto. Anziché il duce, era morto l'attentatore: qualcuno aveva tradito. Ma il giovane non crede alla versione degli amici del padre. Le evocazioni di Draifa, infatti, profilano un Athos esposto all'incertezza e alla paura dell'azione. Dibattuto se restare a Tara o partire dalla città, che gli appare sempre più minacciosa ed opprimente, il giovane ode le note del Rigoletto ed entra nel teatro: qui scopre finalmente la verità. Il padre aveva tradito per paura, ma aveva anche indotto gli amici ad ucciderlo per imporne la leggenda affinché la città avesse un eroe come modello per le future generazioni. Athos è sconvolto dalla scoperta e si trova sul punto di rivelare a tutti la verità durante un discorso commemorativo della figura di suo padre; durante il discorso, si rende conto che il padre aveva previsto tutto, a che aveva tradito per faarsi uccidere e diventare un eroe. Athos decide di tacere e di lasciare Tara per sempre. Recatosi nella stazione deserta del paese, l'altoparlante annuncia ritardi sempre maggiori del treno. L'erba ricopre le rotaie arrugginite: da lungo tempo nessun treno è più passato per Tara.
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  • Mauro Bolognini, Libera, amore mio!, 1973
    Mauro Bolognini, Libera, amore mio!, 1973Zanoni Matteo vive a Roma insieme a Libera-Anarchia Valente, dalla quale ha avuto due figli: Carlo e Anna. La donna, figlia di un anarchico esiliato a Ustica dal fascismo, non è capace di tacere e, prima di finire a sua volta al confino per 5 anni, si fa spedire con la famigliola a Livorno e poi a Modena, ove viene presa di mira dal commissario politico Franco Testa. Scoppiata la guerra, Matteo cerca di tirare avanti in qualche modo trasferendosi a Padova. Carlo fattosi giovincello, milita nella Resistenza; Libera fornisce armi ai partigiani. Diversi compagni muoiono nelle rappresaglie o nelle sommarie e brutali esecuzioni dei nazifascisti. Finita la guerra, Carlo stesso libera la mamma dalla prigione padovana ove è finita. Ricostruita la famigliola, Libera scopre che il Testa siede nuovamente nell'ufficio alloggi del municipio. Sollevate inutili proteste, ella cade per strada sotto i colpi di un cecchino fascista. Ideato da Luciano Vincenzoni – che s'è ispirato alla figura di sua madre e l'ha sceneggiato con N. Badalucco e il regista – fu girato nel 1973 e distribuito soltanto 2 anni dopo per noie di censura, anche ideologica: non piaceva a destra, era scomodo a sinistra. Vivace e originale nella 1ª parte, anche per merito di una Cardinale molto impegnata nel personaggio, si squilibra e diventa sempre meno attendibile quando la vicenda si avvia verso la guerra e la Liberazione.
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  • Carlo Lizzani, Mussolini, ultimo atto, 1974
    Carlo Lizzani, Mussolini, ultimo atto, 1974«Per cosa sarà ricordato Mussolini? Per colui che faceva arrivare i treni in orario» (Cardinale Schuster al suo segretario)
    «La Russia in ogni guerra ha contato su tre alleati: la distanza, la fanghiglia ed il gelo... Manderemo là le nostre truppe al fianco dei Tedeschi. E vinceremo!!» (Mussolini)
    La narrazione del film parte alcuni giorni prima della morte di Benito Mussolini, avvenuta il 28 aprile del 1945. In una Repubblica di Salò ormai in disfacimento, vengono rappresentati i pensieri, gli stati d'animo del duce in viaggio verso la morte: numerosi i flashback, in cui il dittatore italiano ricorda la sua gloria passata e il popolo osannante. Mussolini, che si trova a Milano sotto la protezione dei tedeschi, rifiuta la resa ai partigiani del CLN Alta Italia che gli viene suggerita dal cardinale Schuster e decide di fuggire verso la Svizzera contando sull'aiuto degli anglo-americani sono già penetrati nel Nord Italia. L'amante Claretta Petacci decide di seguirlo, così come i gerarchi che intendono arrendersi agli alleati, onde evitare la cattura e la fucilazione dai partigiani. Egli viaggia scortato da una colonna composta da soldati tedeschi e da SS ma, durante il tragitto, questa sarà fermata da un gruppo di partigiani che, in ossequio agli accordi intercorsi tra le autorità tedesche ed il CLN, lasceranno proseguire i tedeschi, a condizione che gli siano consegnati i gerarchi fascisti, cosa che avviene. L'unica speranza di salvezza del Duce è il travestirsi da soldato tedesco, mescolato tra i soldati caricati sui camion ma, ad un secondo posto di blocco, a Dongo sul lago di Como, verrà riconosciuto e, dopo essere stato arrestato, verrà trasportato in varie ed improvvisate prigioni tra cui un casolare contadino in attesa di una decisione sulla sua sorte. Il CLN incaricherà di giustiziarlo Walter Audisio, noto con il nome di battaglia di Colonnello Valerio. Il mattino del 28 aprile 1945, verrà condotto a Giulino di Mezzegra ed ivi fucilato; insieme a lui morirà anche Claretta Petacci, che al primo sparo si era frapposta tra il proiettile e l'amante. Il film termina con un'immagine sfocata che richiama ad un'alba pallida e caliginosa. Si susseguono disturbatissimi comunicati radiofonici che annunciano la morte del dittatore e la fine della guerra, fino ad udirsi l' Inno di Mameli, come un lento risveglio dal lungo incubo bellico.
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  • Luigi Magni, Nemici d'infanzia, 1975
    Luigi Magni, Nemici d'infanzia, 1975Tratto dal romanzo omonimo dello stesso Luigi Magni. A Roma occupata dai tedeschi, rimasto orfano di madre nella primavera 1944, il dodicenne Paolo, un romano del quartiere Prati, vive col padre, disorientato e come assente, in un modesto appartamento all'ultimo piano di un palazzo, tra i cui vicini - in occasione del lutto - viene a conoscere la famiglia di un gerarca fascista che ha sposato una tedesca. Lo colpisce Luciana, pressoché sua coetanea, figlia dei due, venuta con loro a porgere le condoglianze, per uno sguardo intenso ed amichevole che gli rivolge. Da quel momento Paolo trascura i pochi amici con i quali gioca alla guerra e a combinare rischiose monellerie durante il coprifuoco, passando invece ore sul terrazzo sotto i tetti, nella speranza d'intravedere la ragazza di cui si è candidamente infatuato. Nasce, così, timidamente, fra i due, una storia d'amore, furtiva e costretta ad incessanti cautele, per evitare complicazioni per entrambi. Ad appesantire la situazione contribuisce sia il breve "permesso" che riporta in famiglia per il lutto il figlio maggiore Marco, fidanzato con Marisa, figlia di una vicina, partito volontario per la X MAS, un diciottenne fragile ed insicuro come tanti altri coetanei, travolti dagli eventi, che Paolo non riesce né ad amare né a rifiutare, sia l'arrivo di un inquilino invalido civile, silenzioso e schivo, che ha trovato alloggio nell'abbaino e che Paolo intravede dal lucernario (su cui è salito per cercare di vedere apparire Luciana) intento a pulire una pistola. Gli diventa amico, gli rende qualche piccolo servizio, ne ascolta con ammirazione i pacati ragionamenti e le sagge riflessioni e gli offre di nascondergli la pistola al sopravvenire della polizia: è Corsini, un antifascista, che una sera (mentre Paolo segue per la strada a distanza Luciana, che rientra con i genitori dal cinema) e da lui visto - unico testimone - mentre spara al padre di lei. Pur di non tradirlo accetta di perdere Luciana che invano gli ha chiesto di denunciare l'assassino: Paolo porterà con sé nella vita il tremendo segreto di quella morte.


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