I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Filmografia :: Filmografia italiana :: Film italiani - Pagina 10
Indice
Film italiani
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Pagina 10
Pagina 11
Pagina 12
Pagina 13
Tutte le pagine
  • Bernardo Bertolucci, Novecento, Atto II, 1976
    Bernardo Bertolucci, Novecento, Atto II, 1976Il film narra la storia di due italiani nati lo stesso giorno (il 27 gennaio 1901), nello stesso luogo (una grande fattoria emiliana) ma su fronti opposti: Alfredo è figlio dei ricchi proprietari della fattoria, i Berlinghieri; Olmo è figlio di Rosina, contadina vedova della medesima fattoria, e non sa chi è suo padre data la promiscuità nella quale vivevano i contadini all'inizio del XX secolo, segregati di notte e sfruttati di giorno come bestie da soma. In effetti, in una scena dove Giovanni, il padre di Alfredo, pronuncia parole affettuose nei confronti di Olmo invitandolo dolcemente a rientrare in casa, potrebbe far intuire che Alfredo sia il fratellastro di Olmo. Proprio le lotte contadine e la Grande Guerra dapprima, e il fascismo con la lotta partigiana per la Liberazione poi, sono al centro dei fatti che si susseguono, con al centro, e per filo conduttore, la vita dei due nemici-amici, impersonati in età adulta da Gérard Depardieu (Olmo) e da Robert De Niro (Alfredo). Burt Lancaster, nel ruolo del nonno di Alfredo, e Donald Sutherland nel ruolo del violento, cinico e spietato Attila, chiamato con la sua ferocia asservita al potere a rappresentare l'arrivo devastante del fascismo in un paese dove la ricca borghesia iniziava a temere le varie organizzazioni socialiste a difesa dei lavoratori, sono alcuni degli altri indimenticabili volti di questa pellicola. Ma non possiamo dimenticare il nonno di Olmo, Leo, il capofamiglia dei Dalcò, interpretato da Sterling Hayden, la cugina di Alfredo, Regina, che Laura Betti dipinge con grande mestiere, la moglie di Olmo impersonata da Stefania Sandrelli e Dominique Sanda, moglie di Alfredo troppo sensibile per poter sopportare di restare al fianco del marito colpevole, ai suoi occhi, di non aver lasciato fuori dalla sua fattoria le brutture e le nefandezze di quel periodo di travagli politici e sociali. L'ultima parte del film si riallaccia alle scene iniziali, quando, durante il sospirato giorno della Liberazione, Attila viene finalmente giustiziato nel cimitero, di fronte alle tombe delle sue vittime, e Alfredo viene preso in ostaggio da un ragazzino armato di un fucile ricevuto dai partigiani. Olmo, creduto morto, ricompare ed inscena un processo sommario al Padrone Alfredo Berlinghieri. Il legame di amicizia prevale e Olmo "condanna" Alfredo ad una morte virtuale (in realtà sottraendolo al linciaggio), inizialmente poco compresa dagli altri paesani, ma alla fine coralmente accettata con una sfrenata e liberatoria corsa nei campi, sotto l'enorme bandiera rossa cresciuta e tenuta nascosta durante il ventennio. Le forze dell'ordine sopraggiungono per intimare il disarmo ai partigiani, ed è proprio Olmo ad accettare per primo di deporre il fucile dopo aver sparato in aria per simboleggiare l'esecuzione della parte vile e malvagia del suo amico più caro. Alfredo ed Olmo iniziano così a scherzare di nuovo, accapigliandosi come da bambini. Il film si chiude sui due amici che, ormai anziani, continuano ad azzuffarsi nei luoghi dell'infanzia, con Olmo che continua, come faceva da bambino, a sentire la voce del padre (mai conosciuto) in un palo del telegrafo e Alfredo che goliardicamente si uccide come da piccolo si stendeva per gioco e imitando lo pericolato Olmo sulle traversine dei binari del treno in arrivo.
  •  

  • Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1976
    Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1976E' l'ultimo film (1975) scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini e si ispira al romanzo del marchese Donatien Alphonse François De Sade, Le centoventi giornate di Sodoma. Il film è ambientato tra il 1944 e il 1945, in piena Seconda Guerra Mondiale, e il titolo è appunto un riferimento al regime fascista e agli orrori avvenuti durante quel periodo.
    Il film è diviso in quattro parti, strutturate in maniera simile ai gironi infernali danteschi: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue.
    Antinferno
    «Tutto è buono quando è eccessivo!» (Il Monsignore)
    Nel 1944-1945, nella Repubblica di Salò, durante l'occupazione nazifascista, quattro "Signori", rappresentanti di tutti i Poteri dello Stato, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d'Appello (quello giudiziario) e il Presidente (quello economico), decidono di ritirarsi per un lungo soggiorno in una villa isolata dal resto del mondo insieme a un folto gruppo di giovani di entrambi i sessi, i quali verranno usati per soddisfare e sperimentare tutte le loro perversioni sessuali: seguono la sottoscrizione delle regole da parte dei Signori e la sottoscrizione del loro patto di sangue (ognuno sposa la figlia dell'altro), la cattura dei giovani repubblichini di leva da parte delle SS, e infine la caccia alle giovani vittime da parte dei repubblichini e dei collaboratori al soldo dei quattro gerarchi. La caccia alle potenziali vittime dura settimane e nel frattempo i giovani, prescelti in base a determinate caratteristiche, vengono adescati, rapiti, catturati e strappati dalle proprie famiglie o, in alcuni casi, addirittura venduti dai loro stessi familiari; dopodiché vengono sottoposti al giudizio dei libertini, che dopo una lunga e dura selezione, in cui un soggetto veniva respinto per il minimo difetto fisico, scelgono infine nove ragazzi e nove ragazze, di età compresa tra i quindici e i vent'anni. Le vittime vengono poi caricate su dei camion militari e trasportati fino a Marzabotto, dove si trova l'enorme villa, di proprietà del Duca, scelta per il soggiorno; durante il trasferimento un ragazzo, proveniente da una famiglia di "sovversivi", tenta la fuga ma viene ucciso dai soldati. Una volta arrivati a destinazione, i Signori passano alla lettura dei regolamenti: per tutta la durata del soggiorno essi saranno autorizzati a disporre indiscriminatamente e liberamente della vita di tutti i membri della comunità (specialmente di quella delle giovani vittime, dei collaborazionisti e delle figlie-spose), i quali dovranno tenere un comportamento di assoluta obbedienza nei loro confronti, rispettando le leggi e gli ordini impartiti da questi ultimi, e dovranno soddisfare tutte le loro richieste e i loro desideri senza eccezioni. In caso di disobbedienza andranno incontro a terribili punizioni. Dopodiché, il gruppo fa il suo ingresso nella villa, dove ogni porta e finestra viene sbarrata per impedire qualsiasi tentativo di fuga.
    Regolamenti
    «Deboli creature incatenate, destinate al nostro piacere, spero non vi siate illuse di trovare qui la ridicola libertà concessa dal mondo esterno. Siete fuori dai confini di ogni legalità. Nessuno sulla Terra sa che voi siete qui. Per tutto quanto riguarda il mondo, voi siete già morti.» (Il Duca)
    La comunità che prenderà soggiorno all'interno della villa è composta dai seguenti elementi: quattro Signori, tre narratrici, diciassette giovani vittime (nove ragazze e otto ragazzi), quattro figlie-spose (trattate come schiave e perennemente nude), otto collaborazionisti (quattro soldati e quattro repubblichini), una pianista e sei servi (tra cui anche una ragazza di carnagione scura). Il regolamento prevede che ogni giornata si svolga nel seguente modo: alle ore sei in punto, tutti dovranno ritrovarsi nella cosiddetta Sala delle Orge, dove tre ex prostitute d'alto bordo, a turno, nella mansione di narratrici, avranno il compito di raccontare le proprie perversioni sessuali con lo scopo di eccitare i Signori e contemporaneamente di "educare" i ragazzi alla soddisfazione dei loro appetiti sessuali; le narratrici saranno accompagnate al pianoforte da una quarta donna che avrà il compito di estetizzare ulteriormente le loro crude ed esplicite narrazioni. La sera, dopo cena, avranno luogo le cosiddette "orge", che consisteranno nella messa in pratica delle "passioni" narrate in giornata, in cui tutti i presenti si "mescoleranno" e si "intrecceranno" tra di loro consumando ogni tipo di atto sessuale, anche di natura sodomitica, incestuosa e adulterina. In caso di infrazione, anche di lieve entità, ai regolamenti o a un ordine impartito da uno dei Signori, il colpevole verrà meticolosamente segnato su un quaderno speciale adibito allo scopo (chiamato "Libro delle punizioni" o semplicemente "Lista") e punito in un secondo momento, inoltre chiunque verrà trovato "in flagrante delitto" con una donna riceverà come punizione l'amputazione di un arto, e ogni atto di devozione religiosa sarà bandito, pena la morte.
    Girone delle Manie
    «I capricci, per barocchi che essi siano, li trovo tutti rispettabili. Sia perché non ne siamo arbitri, sia perché anche il più singolare e il più bizzarro, a ben analizzarlo, risale sempre a un principe de délicatesse... e sì, vecchi rottinculo: esprit de délicatesse!» (Il Monsignore)
    Il primo girone è quello delle Manie. In esso, la Signora Vaccari, la prima narratrice, intrattiene gli ospiti raccontando le sue esperienze libertine avute in gioventù, riferendosi in particolare a quelle della sua infanzia. I Signori, eccitati da questi racconti, iniziano a compiere una serie di sevizie e abusi sui corpi nudi o vestiti delle giovani vittime e delle loro figlie, aiutati e rinforzati dai loro fedeli collaboratori, e passano le giornate a chiacchierare eruditamente sul significato morale del libertinaggio e sull'anarchia del potere, citando a memoria brani scritti da Klossowski, Baudelaire, Proust e Nietzsche, e a raccontarsi barzellette di cattivo gusto. Tra le molte sevizie, primeggiano quelle di celebrare matrimoni simulati tra le giovani vittime e costringerli poi a consumare il primo rapporto davanti allo sguardo compiaciuto dei libertini, o di farli mangiare a quattro zampe, nudi, latranti come dei cani, degli scampoli di cibo gettati in terra o nelle ciotole, quando alcuni di questi bocconi di cibo sono riempiti, a sorpresa, di chiodi. Durante il Girone una ragazza del gruppo delle vittime, non riuscendo a sopportare gli abusi a cui è sottoposta, si uccide tagliandosi la gola davanti a un altare religioso situato nella Sala delle Orge.
    Girone della Merda
    «Vi renderete conto che non esiste cibo più inebriante, e che i vostri sensi trarranno nuovo vigore per le tenzoni che vi attendono.» (La Signora Maggi)
    In questo girone, la seconda narratrice, la Signora Maggi, narra le sue esperienze nel campo delle pratiche anali, in particolare quelle relative all'oroanalità e alla scatofilia, coronamento metaforico del film. Accanto alle sempre più fitte chiacchiere erudite dei Signori, che discutono sulla raffinatezza del libertinaggio e del gesto sodomitico, vengono celebrati falsi matrimoni tra i libertini e le giovani vittime (vestiti da spose), "concorsi" per premiare chi ha il "deretano più bello" e scene di coprofagia: prima il Duca costringe una ragazza in lacrime a mangiare con un cucchiaino gli escrementi che ha appena defecato al centro della sala, e successivamente, dopo aver obbligato le vittime a non espellere i propri bisogni per giorni interi, nonostante gli fossero state provocate intossicazioni alimentari, tutte le feci prodotte vengono raccolte e servite a tavola durante la cena.
    Girone del Sangue
    «Tutto è pronto. Tutti i macchinari vengono azionati. Le torture incominciano contemporaneamente, provocando un terribile frastuono.» (La Signora Castelli)
    Il Girone si apre con la celebrazione del falso matrimonio del Duca, l'Eccellenza e il Presidente (vestiti da nobildonne) con tre soldati. L'ultima sera di permanenza alla villa, mentre il Monsignore compie il giro d'ispezione notturna nelle camere degli ospiti, vengono a galla i tradimenti e le violazioni delle regole da parte degli inquilini della magione: un ragazzo del gruppo delle vittime, per salvarsi dall'imminente punizione che lo attendeva l'indomani, accusa una sua coetanea di tenere nascosta la fotografia di un uomo sotto il cuscino; scoperta la foto, quest'ultima a sua volta denuncia due sue compagne di stanza perché fanno l'amore ogni notte; colte sul fatto, una delle due rivela che uno dei repubblichini ha una relazione segreta con la "serva nera", che vengono entrambi sorpresi a fare l'amore e uccisi dai quattro Gerarchi; il ragazzo muore sotto i colpi di pistola dei quattro Potenti con il pugno sinistro chiuso alzato. Successivamente una giovane vittima di nome Umberto viene scelta come rimpiazzo del collaborazionista ucciso. Il giorno successivo, Il Duca annuncia i nomi di coloro che verranno designati alle punizioni, ovvero le quattro figlie-spose e dodici vittime (sei ragazzi e sei ragazze), facendoli contrassegnare con un nastro azzurro, dopodiché dice a tutti quelli che non sono stati nominati che potranno fare ritorno a Salò a patto di "continuare a collaborare". In seguito, dopo l'ultima narrazione della Signora Castelli e il suicidio della Pianista, i Signori, nel cortiletto interno della magione, aiutati dai loro vecchi e nuovi collaboratori, si prodigano in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime, in un'orgia progressiva di torture, sodomizzazioni, ustioni, lingue mozzate, occhi cavati, scalpi, impiccagioni e varie uccisioni rituali, mentre uno dei libertini, a turno, si apposta a una finestra della villa e osserva compiaciuto la scena tramite un binocolo.
    Epilogo
    Mentre fuori dalla villa si compie l'immane carneficina, in una delle stanze interne, due giovanissimi soldati repubblichini, annoiati e assuefatti mentre attendono i prossimi ordini, cambiano canale alla radio d'epoca che trasmette i Carmina Burana di Orff e, sulle note della canzonetta degli anni quaranta Son tanto triste, motivo conduttore della pellicola, decidono di improvvisare maldestramente qualche passo di valzer, e il film si conclude con un dialogo tra i due: «Come si chiama il tuo ragazzo? Margherita.»


  •