I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: I Cattolici nella Resistenza - Pagina 8
Indice
I Cattolici nella Resistenza
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Pagina 10
Bibliografia
Tutte le pagine

A metà novembre del 1943 i delegati delle province di Brescia,Trento, Milano, Padova, Lecco, Como e Sondrio stesero il regolamenti e l’organizzazione divenne a tutti gli effetti operativa. Le Fiamme Verdi si diffusero in diverse altre zone dell’Italia settentrionale anche se i centri più importanti furono la Lombardia e l’Emilia. Nonostante il difficile rapporto che si instaurò fra loro e le Brigate Garibaldi condussero una decisa azione militare che permise a questo raggruppamento di tenere testa alla temuta e violenta formazione repubblichina De Gasperi, capo del Governo, alla Conferenza della pace (1946)Tagliamento. Diretta espressione del loro orientamento fu il foglio clandestino Il Ribelle che, contando su squadre di distributori ben organizzate e su un diffuso entusiasmo, fu in grado di raggiungere tutti i maggiori centri del nord Italia, penetrando largamente in Emilia, in Lombardia, nel Veneto, in Piemonte, arrivando, per lo meno fino a quando fu possibile, a Roma e anche in Svizzera dove era riprodotto dalla Squilla Italica.
Un altro raggruppamento assai noto è quello rappresentato dalle formazioni Osoppo. Il loro nome affonda le radici nel vivo del Risorgimento in quanto fu assunto in memoria della ferma resistenza opposta agli austriaci su quella fortezza nel corso della prima guerra d’Indipendenza. Esse operarono nel Friuli udinese raccogliendo molti aderenti anche nelle zone di Portogruaro e in Valle Oderzo. Sorta dal confluire di gruppi azionisti e di altri autonomi, la divisione Osoppo nell’estate del 1944 giunse a contare 5 brigate e 28 battaglioni per un totale di circa 2.000 uomini. Assieme alla divisione Garibaldi Natisone fu artefice della creazione delle zone libere della Carnia e del Friuli che insieme costituirono l’esperienza più longeva di repubbliche partigiane tra quelle sorte durante l’estate del 1944.

Nel settembre dello stesso anno, alla vigilia dei grandi rastrellamenti autunnali, la sua forza numerica si era accresciuta a tal punto da rendere necessaria la creazione di una seconda divisione che assunse compiti logistici e di supporto ai raggruppamenti di montagna. Le Osoppo furono impegnate in una delle zone del territorio occupato più dure, sia perché sottoposta al diretto controllo del Reich sia perché attraversata da profonde lacerazioni etniche e dalle rivendicazioni territoriali avanzate dai partigiani titini appartenenti al IX corpus jugoslavo. Un altro settore a forte presenza cattolica fu il Parmense dove su un totale di 22 brigate operanti la metà erano democristiane o formate in prevalenza da cattolici. Nel centro e nel nord dell’Emilia erano invece influenzate dalla Dc la Prima e la Seconda Brigata Italia, la Brigata Orlandini e altre formazioni autonome. Tra il Piemonte e la Lombardia operò il raggruppamento Divisione Di Dio dal cui comando dipendeva la Divisione Alto Milanese, organizzata secondo schemi sappisti, (che ricalcavano quelli delle Squadre d’azione partigiana), la quale svolse un ruolo prezioso per ciò che concerne l’appoggio logistico e il mantenimento dei contatti fra le zone industriali lombarde e le organizzazioni partigiane di montagna. All’interno dello schieramento partigiano i contrasti e gli attriti tra i raggruppamenti di diverso colore non furono certo cosa rara. Tra le formazioni d’ispirazione cattolica e le Garibaldi di tendenza comunista le polemiche nascevano dal diverso modo di interpretare la guerra in corso. Mentre le seconde rivolgevano alle prime l’accusa di attesismo, queste criticavano il modo spregiudicato con cui i comunisti intendevano e applicavano la lotta contro il nemico. Tali controversie portarono a momenti di alta tensione ed ebbero sviluppi strettamente connessi alle singole realtà locali e alle rivalità esistenti fra i diversi raggruppamenti. L’episodio più drammatico di questa conflittualità, e autentica zona grigia della Resistenza, è certamente individuabile nei fatti avvenuti a Porzus nel febbraio del 1945 quando alcuni componenti della formazione gappista 13 martiri di Feletto passarono per le armi 21 partigiani delle formazioni Osoppo fra i quali il comandante Francesco de Gregori e il commissario politico Gastone Valente.