I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: I Cattolici nella Resistenza - Pagina 10
Indice
I Cattolici nella Resistenza
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Pagina 10
Bibliografia
Tutte le pagine

I cattolici fra rinnovamento e scelte moderate.
Nata dal confluire al suo interno d’esperienze e sensibilità diverse, la Dc fu il centro di aggregazione del complesso panorama cattolico italiano comprendente ex Popolari, credenti a vario titolo impegnati nella lotta di liberazione ed intellettuali formatisi all’interno dell’Azione cattolica nel periodo fascista. Le linee programmatiche, come si è accennato, erano state tracciate fin dall’indomani del 25 luglio, ma la discussione e le elaborazioni teoriche continuarono durante tutto il periodo della Resistenza evidenziando orientamenti estremamente diversificati che risentivano della diversa cultura di riferimento dei suoi elementi, delle forti influenze locali e, per concludere, della differenza d’esperienza che maturò in quei mesi tra coloro che conducevano la propria battaglia politica in clandestinità nel Nord Italia e quanti dispiegavano il loro impegno nel Regno del Sud. Mentre in quest’area del paese si delinearono impostazioni conservatrici, nel Nord occupato il Partito accentuò il suo carattere democratico e al suo interno furono elaborati programmi dal deciso contenuto progressista in cui emergevano richiami più intransigenti ai valori della democrazia, della libertà e dell’antifascismo. Un indirizzo così avanzato che raramente avrebbe potuto essere riconosciuto e fatto proprio da un iscritto o da un simpatizzante che fosse arrivato nell’Italia occupata dal centro-sud.

Paolo Emilio Taviani, nel suo "Idee sulla Democrazia Cristiana", enfatizzò l’indirizzo progressista
Paolo Emilio Taviani, ad esempio, nel suo Idee sulla Democrazia cristiana enfatizzò l’indirizzo progressista che avrebbe dovuto assumere il nuovo partito spingendosi a chiedere l’esclusione da questo dei cattolici conservatori. Per lui la Democrazia cristiana avrebbe dovuto essere un partito dominato dall’ansia di rinnovamento e collocato a sinistra per sua natura. Decisamente avanzati erano anche i programmi del gruppo democristiano vicentino, alla cui testa vi era Mariano Rumor, che nello scritto Essenza e programma della Dc, prendeva una chiara posizione in favore di un sistema repubblicano rivendicando nel contempo la formazione di un apparato statale dotato di ampie autonomie politiche.Paolo Emilio Taviani

A questi esempi potrebbero aggiungersene diversi altri come il Pensando al domani del gruppo democratico cristiano di Padova, l’opuscolo Democrazia Cristiana edito in Emilia da Achille Pellizzari, o la Lettera ai parroci di Giuseppe Dossetti. In tutti questi manifesti della Resistenza cattolica traspare un profondo anelito di rinnovamento sociale e una critica decisa nei confronti delle distorsioni del sistema economico liberale che avrebbe dovuto essere corretto, in nome della giustizia sociale, grazie a larghi interventi dello Stato. Nel caso dello scritto di Dossetti, la critica al liberalismo era accompagnata dall’invito ad un’ampia partecipazione dei cattolici alla politica e dal progetto di aprire con i comunisti un serrato confronto critico non immune da possibili collaborazioni dato che, a suo giudizio, il pericolo maggiore per uno sviluppo rispettoso della persona umana era costituito dal liberalismo. Nel suo complesso, però, come era stato ben evidenziato da Foa, la Dc svolgeva un ruolo essenzialmente conservatore per via sia della sua debolezza, sia dei progetti per il futuro elaborati dal centro romano. Sotto il primo punto di vista è bene rilevare come il partito dei cattolici, privo di organizzazioni di rilievo nelle fabbriche e saldato alle formazioni partigiane in modo alquanto modesto, si trovava collegato alle masse, più che per le proprie strutture organizzative, potendo confidare quasi esclusivamente sulla secolare rete ecclesiastica presente in modo capillare sull’intero territorio. Il timore del pericolo comunista, inoltre, comportò l’assunzione di una linea politica che doveva essere la più misurata possibile evitando ogni radicalizzazione che avrebbe potuto sottrarre consensi, sia a destra sia a sinistra, alle forze moderate.

Sotto tale luce va vista ad esempio la mancanza di una chiara posizione sulla questione istituzionale che rischiava di produrre una frattura insanabile all’interno dello stesso mondo cattolico e la politica assunta in seno ai Cln respingendo l’ipotesi, sostenuta dalle sinistre, di affidare a tali organismi un compito centrale nella futura ricostruzione del paese. Questa linea non poteva certamente soddisfare le componenti più avanzate della Dc, le cui prospettive di rinnovamento furono in gran parte frustrate con il progressivo venir meno del cosiddetto vento del Nord. Sintomatico il fatto che fin dal gennaio del 1945 si costituì all’interno del Partito un’ala sinistra che contestava la “politica sostanzialmente monarchica e conservatrice” portata avanti dalla direzione. Il gruppo dirigente della Dc, guidato da un De Gasperi attento a non ripetere gli errori compiuti dal Partito popolare, riuscì ad imporre la sua linea evitando che il mondo cattolico si esprimesse attraverso più formazioni partitiche facenti riferimento al cristianesimo, accentuò l’interclassismo del Partito e conquistò gradatamente l’appoggio della Chiesa rassicurandola sugli esiti della svolta democratica in atto. Nel corso della Resistenza, De Gasperi riuscì a mediare fra le diverse anime del Partito rafforzandone le strutture in modo tale da renderlo pronto ad occupare il più possibile il vuoto politico lasciato dalle forze liberali e dotandolo di organismi capaci di catalizzare l’orientamento delle masse moderate. Se i progetti di rinnovamento più radicali sul piano sociale furono così condannati all’insuccesso, non riuscirono però neppure ad affermarsi quelle correnti più conservatrici che facevano dell’anticomunismo la loro unica bandiera e che rischiavano di rendere la Dc un semplice partito reazionario. Il risultato finale, ottenuto seguendo un percorso non lineare e carico di un significativo travaglio interno, fu quello di una scelta democratica da parte dei cattolici che, comunque, poteva dirsi sotto tutti i punti di vista definitiva e irreversibile.

Con la loro partecipazione alla Resistenza in forma di opposizione civile ma anche di lotta armata, i cattolici accelerarono questo processo e, contrariamente a quanto era avvenuto nel corso del Risorgimento, presero parte alla rinascita dello Stato determinando, soprattutto nelle campagne e grazie al ruolo giocato dal clero periferico che assunse il ruolo di esempio e di guida per intere comunità, un importante allargamento della Resistenza stessa affinché potesse diventare a tutti gli effetti lotta di liberazione popolare.