I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Eventi :: Eventi Cittadini :: Giorno della Memoria 2012
Indice
Giorno della Memoria 2012
L’unità d’Italia e il rifiuto dei totalitarismi
Tutte le pagine

Internati in campo di concentramento nazistiComune di Milano, Comitato Permanente Antifascista,
Fondazione Memoria della Deportazione, Comunità Ebraica di Milano
In memoria delle vite offese

Programma:

27 gennaio 2012, ore 10,30 Ex-Albergo Regina, via Silvio Pellico.

  • Deposizione di corone alla lapide dell’ex-Albergo Regina, comando SS e Quartier generale della Gestapo negli anni 1943-‘45.
    Interventi di un rappresentante del Comune di Milano, Roberto Cenati, Anpi Milano, Roberto Jarach, Comunità Ebraica di Milano, Giovanna Massariello, Aned, Onorio Rosati, Camera del Lavoro di Milano, Guido Artom.

27 gennaio 2012, ore 17,30 Loggia dei Mercanti

  • Manifestazione pubblica con letture di testimonianze della deportazione nei Lager nazisti.
    Saluto di Gianfranco Maris, presidente Fondazione Memoria della Deportazione e Aned, e di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano.
    Intervengono Elio De Capitani, Fabrizio De Giovanni, allievi della Scuola del Piccolo Teatro, testimoni della deportazione, figli e rappresentanti delle associazioni del Comitato permanente antifascista.
    Accompagnamento musicale a cura di Marco Bernardin, docente al Conservatorio di Milano.

31 gennaio 2012, ore 17,30 Loggia dei Mercanti

  • Manifestazione pubblica con letture di testimonianze della deportazione femminile nei Lager nazisti.
    Saluto di Giovanna Massariello, figlia di Maria Arata ex-deportata a Ravensbrück, e di Anita Sonego, presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano.
    Intervengono Aglaia Zannetti, allieve della Scuola del Piccolo Teatro e della Scuola Ebraica di Milano, testimoni della deportazione, figlie e rappresentanti delle associazioni del Comitato permanente antifascista e della Comunità Ebraica.
    Accompagnamento musicale a cura di Marco Bernardin, docente al Conservatorio di Milano
  • Prima vennero per gli ebrei

    "Prima vennero per gli ebrei
    e io non dissi nulla perché
    non ero ebreo.
    Poi vennero per i comunisti
    e io non dissi nulla perché
    non ero comunista.
    Poi vennero per i sindacalisti
    e io non dissi nulla perché
    non ero sindacalista.
    Poi vennero a prendere me.
    E non era rimasto più nessuno
    che potesse dire qualcosa."

    Martin Niemoeller
    Pastore evangelico deportato a Dachau



    Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane
     
    Il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento e di sterminio costruito dai nazisti nella Polonia occupata, dove persero la vita oltre un milione di ebrei, tra cui molte migliaia di ebrei italiani.
    Il Giorno della Memoria, che il 27 gennaio del 2011 celebriamo per l’undicesima volta, è stato istituito per non dimenticare la Shoah e le altre vittime dei crimini nazisti, monito affinchè quanto avvenuto non si ripeta mai più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun luogo.
    In Italia, la tragedia della Shoah colpì il popolo ebraico con le leggi razziali del ’38 e, successivamente, con le deportazioni, iniziate con l’occupazione nazista avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Anche altre persone e categorie furono perseguitate dal regime, “colpevoli” di una diversità di idee, di valori, di appartenza etnica o religiosa.
    Tale volontà liberticida e antidemocratica rappresentò un vero e proprio passo indietro rispetto alle conquiste e alle idee di libertà e democrazia che nel secolo precedente erano state alla base dei moti che portarono all’unità d’Italia, interruzione ventennale di un processo di ritrovata dignità e piena integrazione per gli ebrei italiani, il cui filo venne ripreso subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
    L’Italia unita aveva significato per la minoranza ebraica l’emancipazione, la chiusura dei ghetti, l’agognata raggiunta parità con gli altri cittadini dopo secoli di emarginazione. Una libertà e una uguaglianza che appunto il fascismo negò solo pochi decenni dopo, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, funesto presagio di quanto avverrà, tragicamente, in seguito.
    Il 17 marzo del 2011 ricorreranno i 150 anni dalla proclamazione dell’Unità. Una data che ci sta molto a cuore anche perché a quel processo storico gli ebrei presero parte con forza, convinzione e passione.
    In oltre due millenni di presenza nella penisola gli ebrei, quando è stato loro permesso, hanno preso parte alla vita e alla storia del Paese, con un ruolo rilevante nelle sue evoluzioni politiche, sociali, culturali. Nel caso del Risorgimento, l’adesione degli ebrei italiani fu generalizzata: vi parteciparono dall’attività cospirativa mazziniana sino alla presa di Roma. Il 20 settembre 1870 fu proprio un ufficiale ebreo piemontese a dare l’ordine di aprire il fuoco. Come ha detto la storica dell’Università La Sapienza di Roma Anna Foa, nella prolusione pronunciata poche settimane fa di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del VI Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’emancipazione degli ebrei fu “un momento qualificante della costruzione del nuovo Stato italiano, e lungi dal rappresentarne una sorta di conseguenza marginale, ne segnò profondamente il percorso, divenendone, con il connesso principio della tolleranza di tutti i culti religiosi e poi con quello dell’uguaglianza dei culti di fronte alla legge, uno dei pilastri basilari.” Esiste, continua la Foa, “un’intima assonanza culturale ed ideale fra ebrei ed unità d’Italia.”
    A centocinquant’anni di distanza, i valori sui quali si fonda il nostro Paese, positivi da un punto di vista ebraico, rimangono validi e attuali. Basi solide in grado di garantire i diritti dei singoli, specie nelle società sempre più aperte e multiculturali che si vanno formando.
    Crediamo che le radici dello Stato italiano siano profonde e nobili. Non è retorico ricordarle nel Giorno della Memoria, accanto alla occasioni di celebrazione, all’omaggio ai testimoni che ancora sono con noi e al doveroso ricordo dei Giusti: perché le ideologie totalitarie che perpetrarono la Shoah e gli altri crimini contro l’umanità durante la seconda guerra mondiale erano agli antipodi delle idee di libertà degli individui e democrazia che portarono all’Italia unita.