I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Interventi :: Milano zona 3 :: Milano Zona 3 – 25 aprile 2012

Intevento in occasione della posa delle corone alle lapidi dei martiri per la libertà.

I veri eroi sono quelli che non amano raccontare le proprie gesta, sono quelli che non s’aspettano dagli altri la riconoscenza che, invece, meriterebbero fino in fondo; sono quelli, infine, che rifarebbero ciò che hanno fatto per il solo bene dell’umanità, per la sola ed inafferrabile speranza di un futuro migliore e, soprattutto, lo rifarebbero in nome di quel Dio di tutti che da lassù guarda e benedice i “Giusti”.
In questa affermazione c'è il vero significato del nostro lavoro paziente di informazione storica verso le nuove generazioni, che tende a scavare nel profondo facendo emergere nobili figure di resistenti trascurate dalla storiografia ufficiale e restituendo al periodo della Resistenza, inteso come Secondo Risorgimento, quella complessità che vide la partecipazione ed il sacrificio  di molti per il riscatto del nostro Paese.
Quando noi percorriamo le strade del nostro quartiere e della nostra città, come oggi noi facciamo per onorare, con il gesto simbolico della deposizione di una corona accanto alle lapide, noi ricordiamo nobili figure a noi tutti note e ne conosciamo il tragico destino. Ma molte altrettanto nobili figure operarono nel silenzio della storiografia ufficiale. Queste nobili figure provenivano da culture, ceti e appartenenze politiche assai diverse, ma erano tutte accomunate da un solo desiderio: uscire dalle barbarie che li aveva costretti il nazifascismo. Oggi quindi nel deporre le nostre corone accanto alle lapide simbolicamente vogliamo onorare anche questi eroi, poco noti o sconosciuti, da non dimenticare.
In particolare vorrei brevemente ricordare due figure nobili, marito e moglie, le cui vicende si svolsero lontano da noi,  e che dimostrano come in tutta Italia, sotto la dittatura fascista e l’occupazione nazista, operarono eroi invisibili che contribuirono al riscatto della nostra Patria. E certamente avremmo il consenso di tutti i Combattenti  per la Libertà che oggi ricordiamo.
Antonio Ambroselli e Mafalda Cangelmi appartengo alla schiera di questi eroi da non dimenticare. Non erano Lombardi e la loro generosità si manifestò nel Lazio a Roma.
Antonio AMBROSELLI (Santi Cosma e Damiano, Latina 12/03/1915- Roma 1/04/1975) , valoroso sottufficiale della Guardia di Finanza e la sua giovane sposina Mafalda CANGELMI, “la Monarchica Partigiana” (Roma 11/05/1923 – Piedimonte Matese, Caserta 2/02/2002), che con spregio del pericolo, sfidando la ferocia delle truppe tedesche, nei tragici mesi tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1944, salvarono la vita a decine e decine di persone, facendoli evadere dal Campo di Concentramento Smistamento Breda di Roma. Antonio Ambroselli, poi, faceva parte di un gruppo partigiano composto prevalentemente da militari della Regia Guardia di Finanza - la “Polizia Città Aperta di Roma”, per salvare altre persone allo Scalo Ferroviario S. Lorenzo (Roma Tiburtina), liberandole e facendole fuggire dai carri bestiame, dove erano ammassati , destinati verso il nord italia ed i campi di concentramento tedeschi.

Cosa fu la Resistenza e quali  riflessioni ci debbano accompagnare sul suo significato nel 67.mo anniversario?
Piero Calamandrei in un discorso che fece il 28 febbraio 1954 al teatro Lirico qui a Milano ci aiuta nella risposta a queste domande.
“Cercare cosa fu la Resistenza, osserva Calamandrei, vuol dire indagare dentro di noi che cosa è rimasto di vivo della Resistenza nelle nostre coscienze; che cosa si è tramandato in noi di durevole e quotidiano, che cosa ci sentiamo ancora capaci di tramandare di quel tempo a coloro che verranno dopo di noi. Se veramente, da quel che di nuovo accadde allora nel mondo, qualcosa si è rinnovato dentro di noi o attorno a noi, oppure, se chiuso quel periodo tutto è ritornato e ritornerà come prima e rimarrà il rammarico avvilente di non essere stati degni di quel monito.
Mai come questa volta è vero che fare la celebrazione del passato vuol dire guardare dentro di noi e fare il nostro esame di coscienza.”
Credo che questo esame di coscienza sia quanto mai attuale oggi, nella delicatissima crisi non soltanto economico-sociale, ma anche etica e valoriale che stiamo attraversando.
Sta a noi richiamare e rilanciare gli ideali di solidarietà, di pace, di giustizia sociale per le quali i Combattenti per la Libertà hanno sacrificato la propria giovane vita.

Daniele Leonardi
Presidente sezione ANPI Monforte Porta Venezia “Poldo Gasparotto”