I Fumetti della Resistenza

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16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia territorio :: Un mattatoio per uomini: il Campo Giuriati

giuriatiIl 14 gennaio 1945, al Campo Giuriati, un rettangolo molto frequentato dai ragazzi di periferia per la  bellissima pista per atleti, viene trasformato dai repubblichini di Salò in un mattatoio per uomini. Lì, in quel mattino freddo di gennaio, dopo un processo burletta vengono fucilati i giovanissimi del Fronte della Gioventù di via Pomposa: Bazzoni Sergio, Botta Renzo, Capecchi Arturo, Giardino Roberto, Folli Attilio, Serrani Giancarlo, Ricotti Roberto, Rossato Giuseppe, Rossi Luciano, Ricotti Roberto. L’età variava dai 18 ai 22 anni.

La mattanza viene replicata il 2 febbraio 1945, dopo un altro processo farsa contro i gappisti Luigi Campegi (capo della 3a Gap dal luglio al dicembre 1944), Venerino Mantovani, Oliviero Volpones, Vittorio Resti, Franco Mandelli.

Di fronte ai giudici il comandante Campegi consapevole di ciò che lo aspetta così esclama: “Io non riconosco a voi nessun diritto di giudicarmi, né del resto lo potete fare perché siete degli assassini che io, il capo dei Gap, vorrei poter condannare”.  La sentenza viene accolta al canto di “Bandiera Rossa”.

Anche la sorte di Franci Luigi, Gino per gli amici, è legata al campo Giuriati e all’assassinio del comandante Campegi e dei suoi compagni gappisti. Gino abitava nelle case popolari di via Aselli 6 e aveva una grande passione per la bici da corsa. Le cronache giornalistiche lombarde anteguerra riportavano le sue numerose vittorie conquistate sulle strade della Brianza. La sua specialità erano le volate, perché aveva buona gamba e i suoi avversari lo temevano soprattutto negli sprint finali. Di mestiere faceva l’incisore perché a quei tempi non si campava con i soli pedali.

L’8 settembre è il giorno dell’Armistizio. Gino non ha dubbi, sceglie la libertà, la montagna e i partigiani. Poi verrà il tempo della città e dei Gap. Bisognava non dare tregua ai nemici della Gnr, della Muti, della Decima Mas e della Wehrmacht. Il suo impegno è totale nella preparazione e nelle conseguenti azioni sappiste e gappiste. L’essere stato corridore ciclista professionista conosciuto e apprezzato per le sue vittorie gli consente, tra l’altro, di avere un permesso speciale rilasciato dalla Questura di Milano per circolare liberamente con la sua bici da corsa. Come il “grande Gino Bartali” il Gino Franci utilizza il suo velocipede per nascondere, trafugare e trasportare documenti e materiale di propaganda nel telaio, in barba ai controlli polizieschi. giuriati

giuriati Intanto la Liberazione si avvicina e lo scontro si fa più cruento. I nazifascisti sentono prossima la sconfitta e rispondono in modo sempre più vendicativo e spietato con rappresaglie e fucilazioni.

Sono passati solo due giorni dall’uccisione di Campegi e degli altri compagni. E’ il 4 febbraio 1945, bisogna rispondere all’ennesimo massacro del Giuriati. Sono in cinque quella sera: Gino, la bellissima Maria Selvetti, nome di battaglia “Lina”, Albino Ressi “Erminio”, Albino Trecchi “Bimbo” e Luigi Arcalini “Lince”. Il gruppo è affiatato, ha operato spesso assieme e sempre con successo. Dalle parti di corso Garibaldi, in via Pontaccio, c’è la mensa-covo della Ettore Muti da colpire. Ma qualcosa va storto. La bomba esplode anticipatamente e Gino, “Lina” e i suoi compagni non faranno più ritorno a casa. Prima di partire per l’azione Gino si era raccomandato all’amico partigiano “Nan” (Edoardo Clerici): “Se non mi vedrai tornare avvisa la mia mamma”.
(fonte: ANPI 25 Aprile Milano)