I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia cittadina :: I gruppi clandestini della Stipel a Milano

 

Dopo l'8 settembre 1943 i gruppi clandestini della Stipel a Milano erano già collegati a movimenti antifascisti e intrattenevano rapporti con analoghi gruppi di altre aziende milanesi. I lavoratori della Stipel si occupavano, fra l'altro, del trasporto di viveri, armi ed esplosivi alle brigate partigiane della zona di Laveno, della liberazione di detenuti politici ricoverati all'Ospedale Maggiore di Milano, in collegamento con le brigate partigiane.Nella Milano, occupata dai nazifascisti, bisognava inoltre prepararsi per il momento decisivo della Liberazione, salvando quanto più materiale possibile. Un gruppo di tecnici, in stretto contatto con il gruppo di ascolto istituito per intercettare le conversazioni in arrivo e in partenza dalle sedi nazifasciste, era particolarmente addetto allo smontaggio e all'occultamento degli impianti. Questa attività si svolgeva con un ritmo così intenso che non passò inosservato ai tedeschi. Uno dei tecnici venne convocato d'urgenza al Comando requisizioni per fornire spiegazioni circa il continuo movimento di materiali “fra una centrale e l'altra” come sostenevano i tedeschi. I nazifascisti non sapevano, però, che il materiale veniva nascosto altrove. Il tecnico convocato riuscì a darne una spiegazione così convincente (disse che si intendeva sottrarlo al pericolo dei bombardamenti alleati) che i tedeschi gli credettero e arrivarono perfino a rilasciargli un permesso ufficiale, fornito di tutti i timbri regolamentari per procedere allo smontaggio. Quando era possibile, senza dare troppo nell'occhio, verso sera, una squadra di sei operai smontava i pannelli di selettori, li imballava sommariamente e li trasportava in chiese o istituti religiosi milanesi (Greco, via Tonale, Salesiani) e in un sotterraneo del Politecnico. Il trasporto avveniva per mezzo di camion o, in mancanza, di carri a cavalli: spesso accadeva che, durante il trasferimento dei pannelli, pattuglie tedesche o fasciste fermassero la squadra, ma il permesso era in regola e le cose andarono bene. Ironia della sorte, furono gli Alleati a intralciare una volta l'opera dei tecnici della Stipel che una sera, in piena via Manzoni, furono oggetto di un mitragliamento a bassa quota da parte di un aereo americano il cui pilota, evidentemente, non conosceva lo scopo di quel trasporto serale. La Resistenza milanese, intanto, andava affinando gli strumenti per la battaglia finale. Gli operai Stipel addetti alla manutenzione dei centralini della Muti e dell'Albergo Regina approfittavano del loro lavoro per carpire notizie da trasmettere ai partigiani, mentre altri lavoratori cercavano di carpire i punti deboli delle attività nemiche. Capitava anche di scoprire, fra il personale tedesco insediato alla Stipel, strane persone che, a furia di mezze parole, facevano capire di essere lì con altri scopi, come fu il caso di una anziana signora, rivelatasi agente del controspionaggio alleato.

Roberto Cenati - Presidente Anpi Provinciale di Milano