I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia territorio :: Resistenza al Carducci. Tragica fine dello studente Enzo Capitano

In via Lulli 39 il Liceo Classico Carducci iniziava la sua attività nell'anno scolastico 1932/1933.
In quel liceo venivano mandati per punizione i docenti sgraditi al regime fascista. Lì si era formato un gruppo importante guidato da Quintino Di Vona, antifascista, insegnante di greco e di latino al Ginnasio. Quintino Di Vona, catturato in seguito a delazione da militi della Brigata Nera di Monza, fu fucilato a Inzago da un plotone di repubblichini il 7 settembre 1944. Attorno a Di Vona si era formato un gruppo di docenti antifascisti, costituito, fra gli altri, dai professori Cabibbe, Augusto Massariello, Maria Arata (deportata per la sua attività nel lager femminile di Ravensbruck), Mario Bendiscioli, don Vincenzo Locati,Concettina Principato, Enzo Capitano.Al gruppo di docenti contrari al regime si unirono diversi studenti, tra cui Armando Cossutta, Gianfranco Maris, Concettina Principato ed Enzo Capitano. Enzo Capitano – racconta il fratello Salvatore – venne arrestato da agenti del famigerato battaglione azzurro repubblichino, il 22 dicembre 1944 nel corso di una riunione con i suoi compagni di fede, in piazza Cairoli, a seguito di una delazione. Senza essere giudicato, il 27 dicembre 1944 Enzo è tradotto nel carcere di San Vittore. Il 16 gennaio 1945 viene fatto partire, su due camion tedeschi, con altri compagni del Fronte della Gioventù, per il lager di Bolzano. Dal camion il 17 gennaio riesce a gettare un bigliettino che miracolosamente arriva alla famiglia, sul quale scrive: “L'anima buona che raccoglie questo biglietto faccia un grande piacere a un deportato e lo spedisca alla famiglia Capitano – Via Stradella 13 – Milano. “Caro papà, cara mamma, carissimi fratello e sorelle, purtroppo sono stato assegnato al campo di concentramento di Bolzano. In questo momento sono di passaggio a Brescia . Sono le 8,30 e sono già alcune ore che sono qui, dopo un viaggio di ben 15 ore in camion. Ho una fame tremenda essendo già il secondo giorno che non mangio niente. Fra poco credo di ripartire per Bolzano dove arriveremo domani mattina. Non preoccupatevi troppo. Cara Mirellina (la sorella più piccola) ricorda tuo fratello e prega per lui che va in un brutto posto. Ti penso sempre. Tuo fratello Enzo”. Da Bolzano Enzo viene caricato su un treno con destinazione Flossenburg: durante il viaggio, prima del passaggio del Brennero, con altri due deportati, riesce a saltare dal treno e tutti trovano rifugio in un casolare vicino: vengono traditi e consegnati ai tedeschi che li riportano a Bolzano. Lì Enzo viene fustigato e rinchiuso in una cella di rigore. Da Bolzano Enzo è deportato a Mauthausen, dove arriva il 6 febbraio 1945, esausto e ridotto a un cencio. Il 5 maggio 1945, giorno della liberazione del lager di Mauthausen, un deportato, Micheli, addetto all'infermeria dove Enzo era stato ricoverato, racconta: “Sai Enzo torniamo a casa”. “Io non torno” fu la risposta. Enzo spirava il 9 maggio 1945 a soli 17 anni. Il 27 gennaio 2018 abbiamo posto una pietra d'inciampo in sua memoria.

Roberto Cenati - Presidente Anpi Provinciale di Milano