I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia cittadina :: Forte monito di Calamandrei a tutti noi

Ricordava Piero Calamandrei in un suo famoso discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano: “Nelle celebrazioni che noi facciamo in occasione del 25 Aprile, di fatti e di figure di quel tempo, noi ci illudiamo di essere, qui, vivi che celebriamo i morti. E non ci accorgiamo che sono loro, i morti, che ci convocano qui, come dinanzi a un tribunale invisibile, a rendere conto di quello che in questi anni possiamo aver fatto per non essere indegni di loro, noi, vivi. In tutte le celebrazioni torna una verità elementare che nelle Lettere dei Condannati a morte è espressa come una naturale e semplice certezza: che i morti non hanno considerato la loro fine come una conclusione e un punto di arrivo, ma piuttosto come un punto di partenza, come una premessa, che doveva segnare ai superstiti il cammino verso l’avvenire. Questa non è una frase retorica, non è un artificio pietoso destinato a consolare le madri di averli perduti: è che veramente noi sentiamo, quasi con l’immediatezza di una percezione fisica, che quei morti sono entrati a far parte della nostra vita, come se morendo avessero arricchito il nostro spirito di una presenza silenziosa e vigile, con la quale, ad ogni istante, nel segreto della nostra coscienza, dobbiamo tornare a fare i conti. Quando pensiamo a loro per giudicarli, ci accorgiamo che son loro che giudicano noi: è la nostra vita che può dare un significato e una ragione rasserenatrice e consolante alla loro morte; e dipende da noi farli vivere o farli morire per sempre”.

Roberto Cenati - Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano