I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: La storia sui muri :: Le lapidi :: Eraldo Soncini

ERALDO SONCINIOperaio della Pirelli, attivista socialista, subì le botte fasciste e l'arresto nel 1924; nonostante questo continuò la sua militanza in clandestinità, entrando dopo l'8 settembre 1943 nella 107a Brigata Garibaldi SAP, fino al nuovo arresto il 9/7/1944.
Il suo nome è nella lapide dei fucilati in piazzale Loreto, ma in realtà Soncini riuscì a sfuggire al plotone di escuzione e si nascose nel cortile interno di via Palestrina 9; qui però fu raggiunto da alcuni militi fascisti che lo trucidarono sul posto e poi trascinarono il cadavere nella piazza insieme agli altri fucilati.

Si trova: via Palestrina 9 (cortile) - zona Porta Venezia

 

 

Testo:

QUI CADDE
ASSASSINATO DA VILE MANO FASCISTA
IL COMPAGNO ERALDO SONCINI
PER LA GRANDEZZA DELLA LIBERTA' D'ITALIA
10 AGOSTO 1944    SPENTA LA VOCE
PIU' GRANDE
IL SUO IDEALE

 

 

Le sue vicende sono legate alle storie dei partigiani Dario Barni e Salvatore Principato.

Eraldo Soncini, operaio della Pirelli Bicocca, socialista, fu fucilato a Milano in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944: aveva 43 anni. Nato a Milano il 4 aprile 1901, fu da subito oppositore della dittatura, perseguitato, malmenato e arrestato già nel 1924 dagli squadristi di Mario Giampaoli. Abitava con la moglie Irma e il figlio Franco in via Poerio 14. In Pirelli lavorava nell’officina 42, presiedeva la Commissione di fabbrica e rappresentava il Partito Socialista. Già nel 1943 era al lavoro con lui il figlio sedicenne, che lo affiancava anche nell’attività politica antifascista, insieme con i due fratelli Guido e Ferdinando, detto Nando. Dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte della 107ª Brigata SAP e dell’Esecutivo del P.S.I.U.P. della zona di porta Venezia. Qui era in costante contatto col maestro Salvatore Principato e con Dario Barni. Le riunioni avvenivano ora in via Melzo, ora in via Lecco, ora a casa di Barni in via Pecchio 11. Fu arrestato il 9 luglio 1944, come risulta anche da un documento della questura (Archivio di Stato di Milano, Gabinetto Prefettura - ii versamento, busta 368). Alle 8.15 circa le S.S. italiane si erano recate in via Pecchio per arrestare Barni, che avvisato dalla portinaia e grazie a uno stratagemma era riuscito a fuggire. Le S.S. avevano piantonato la casa, mentre circa alle 8.30 vi arrivò in bicicletta Eraldo Soncini per il consueto incontro con Barni. Principato era stato arrestato il giorno precedente. La portinaia gli fece cenno di fuggire, Soncini scappò, ma furono notati. Fu inseguito da un auto, fermato, arrestato in via Gran Sasso e condotto nel carcere di Monza. Fu arrestata anche la portinaia Giuditta Muzzolon (1897-1976), destinata alla fucilazione in piazzale Loreto, ma poi condotta in Germania a Ravensbrück. Si salvò. Dario Barni, invece, sarebbe caduto il 18 settembre a Begoglio presso Santa Maria della Versa, in uno scontro armato coi fascisti. Eraldo Soncini fu poi trasferito nel carcere di San Vittore il 7 agosto e posto nella medesima cella con Salvatore Principato (6º raggio, camerone 8), del quale avrebbe condiviso la sorte. Condotto con gli altri quattordici partigiani in Piazzale Loreto la mattina del 10 agosto 1944, provò a tentare la fuga, fu ferito ad un polpaccio in via Andrea Doria, e, zoppicante, fu inseguito su ordine del vice Federale Renato Vitali da alcuni militi della Brigata nera «Aldo Resega», tra i quali Luigi Campi e Giacinto Luisi. Raggiunto nel sottoscala del palazzo di via Palestrina 9 fu ucciso con una raffica di Sten dal Luisi.
Sul muro interno nel luogo della morte è una lapide in sua memoria, sulla quale si legge:
«Qui cadde | assassinato da vile mano fascista | il compagno Eraldo Soncini | per la grandezza della libertà d’Italia. | Spenta la voce | più grande | il suo ideale | 10 agosto 1944».
Il corpo fu poi riportato con un autocarro nel mucchio degli altri cadaveri in Piazzale Loreto. I fratelli Guido e Nando e il figlio Franco (1926-1984) ne continuarono la lotta partigiana, sia in città, sia sulle montagne del bergamasco. Luigi Campi (nato a Milano il 29 novembre 1921) e Giacinto Luisi (nato a Resina-NA il 2 aprile 1902) furono riconosciuti colpevoli dell’assassinio di Soncini e condannati «alla pena di morte, con fucilazione nella schiena e alla confisca totale dei patrimoni, in favore dello Stato» con sentenza del 23 maggio 1947. La pena fu mutata l’anno successivo in ergastolo per Luisi e vent’anni per Campi; con progressive riduzioni in Corte di Cassazione tra 1953 e 1954 fino alla definitiva estinzione per amnistia negli anni successivi (Archivio di Stato di Milano, Corte d’Assise. Sezione straordinaria. Sentenze, vol. 10).
Autore della presentazione: Massimo Castoldi