Ogni 20 aprile si ricordano le vittime della Shoah, donne, uomini, bambini e anziani, affinché la memoria non si affievolisca e sia testimoniata di generazione in generazione. Non dobbiamo mai dimenticare le atrocità commesse dal nazismo con l'apporto determinante della repubblica di Salò. Tra il 1943 e il 1945, la Shoah colpì duramente gli ebrei milanesi; in pochi sopravvissero alle deportazioni. Gli anziani della Casa di riposo di via Guastalla – viene ricordato nel libro “I luoghi della memoria ebraica di Milano” di Francesca Costantini - evacuati a Mantova nel 1942 per proteggerli dai bombardamenti e ospitati presso la locale casa di riposo israelitica, furono deportati il 5 aprile 1944 verso il campo di sterminio di Auschwitz Birkenau. Tragico è il destino della famiglia Varon, residente in via dei Cinquecento 19, in memoria della quale quest'anno, abbiamo posto 5 pietre di inciampo, una per ogni membro della famiglia, il 27 gennaio scorso. Bohor Varon è arrestato il 13 dicembre 1943 durante un controllo casuale in tram: è tradotto a San Vittore e quindi deportato ad Auschwitz il 30 gennaio 1944. È assassinato all’arrivo il 6 febbraio 1944. La famiglia Varon viene arrestata a seguito di delazione (il compenso per ogni segnalazione di ebrei era di 5.000 lire) il 7 giugno 1944. Quel giorno Hasday Varon sta rientrando da scuola insieme al cugino con cui condivide casa e nome. Il cugino, vedendo portar via dai fascisti la madre, i due fratelli e la zia — sei mesi dopo l’arresto del padre Bohor Varon — corre incontro ai familiari e viene catturato con loro. Hasday cerca di trattenerlo, senza riuscirci. Sarà il solo membro della famiglia a salvarsi dal rastrellamento insieme al padre, Nissim, sfuggito all’arresto perché impegnato fuori città per lavoro. Si nasconderanno in un fienile nella casa di amici a San Giuliano Milanese per due anni, attendendo la fine della guerra.

Sara Attias, moglie di Bohor Varon, con i figli Hasday di 13 anni, Dora di 9, Leone di 1 anno, vengono arrestati insieme a Rachele Asseo, moglie di Nissim Varon. Sono incarcerati a San Vittore e quindi deportati ad Auschwitz il 26 giugno 1944. Tranne Rachele Asseo Varon, che sopravviverà, tutti sono assassinati all’arrivo il 30 giugno 1944. Etty Hillesum, un'ebrea olandese, morta ad Auschwitz il 30 novembre del 1943, così scrive nel suo diario dal campo di concentramento olandese di Westerbork, da dove, ogni lunedì partivano treni con destinazione Auschwitz: “Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia sarà troppo poco. Se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient'altro che i nostri corpi salvati a ogni costo – e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione – allora non basterà. Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti di filo spinato”.

Roberto Cenati - Presidente Anpi Provinciale di Milano